IL MONFERRATO DI MONDO: UN MONDO DI ECCELLENZE Il Monferrato e la piana del Po
Itinerari   ** Sezione in aggiornamento **

Casale Monferrato: il Paraboloide e la Furnasetta

Casale Monferrato si è nel '900 come Capitale Nazionale della Calce e del Cemento. La città ha avuto infatti il merito di essere stata la prima città italiana a sviluppare la produzione industriale del cemento, grazie alla ricchezza e alla qualità delle marne monferrine idonee, senza l’aggiunta di correttivi, alla fabbricazione del cemento naturale.

Tra le numerose testimonianze presenti in città e simboli della storia della produzione di cemento a Casale Monferrato figurano il Paraboloide e la Furnasetta.

Il Paraboloide, del 1921 è una struttura alta 11 metri, totalmente realizzata in cemento armato. E' stato il primo paraboloide in Italia ed era parte integrante del ciclo tecnologico della cementeria dell’Italcementi. L'edificio era utilizzato come capannone per lo stoccaggio del clinker, la materia prima da cui si ricava il camento. Il Paraboloide faceva parte di un complesso che comprendeva anche due palazzi per uffici ed un basso fabbricato con dei camini (oggi non più presenti).

La Furnesetta rappresenta un'altra importante testimonianza di archeologia industriale del cemento. La Furnasetta Marchino, forno da calce costruito nel 1872, rappresenta il primo nucleo produttivo della cementeria della Ditta Marchino, trasformato nel 1912 in un forno per la produzione del cemento. La Furnasetta è un esemplare perfettamente conservato di fornace per la cottura della calce, oggi monumento nazionale. È costituita da un unico camino centrale e in essa prevale l’uso del mattone. Si tratta dell’ultimo forno presente a Casale Monferrato.

 

Nella frazione di Rolasco i piloni e il ponte di protezione di Rolasco, costruiti nel 1937, sono una porzione della teleferica di 4 chilometri che collegava le miniere coniolesi di Ponte Rizza e la Miniera Claretta sottostante Rolasco all’opificio Milanese & Azzi di Ozzano M.to. L’impianto rimase operativo fino al 1958.

Coniolo, il Paese che visse due volte

Grazie Museo Etnografico "Coniolo, il Paese che visse due volte", ospitato nei locali museali del Palazzo del Municipio, si scopre la vicenda straordinaria di questo paese, avvenuta drammaticamente un secolo fa ed i cui risvolti sono, per i contenuti, di incredibile attualità. La Strada Comunale del Porto Vecchio, conduce ai resti di quello che fu il Borgo di Coniolo Basso Antico, interessato dal crollo che tra il 1905 ed il 1920 portò alla drammatica scomparsa di 84 case, della chiesa parrocchiale di Sant’Eusebio e del castello dei Marchesi Fassati.

Il Belvedere del colle di Coniolo, che abbraccia più di 200° da ovest a est, lascia spazio alla ricerca “mirata” di siti particolari con l’aiuto di un quadro sinottico descrittivo, ma anche e soprattutto a quell’immaginazione, a quel “piacere dell’infi nito” da cui era affascinato Giacomo Leopardi.

Nell’area fluviale di Coniolo molte erano le teleferiche per il trasporto della marna dalle miniere di Coniolo alle fornaci di Morano. Numerose le testimonianze rimaste.

Ozzano Monferrato e le sue numerose testimonianze

Nel comune di Ozzano Monferrato sono numerose le testimonianze della storia dell'estrazione e della lavorazione del cemente nel Monferrato Casalese.

L’Officina di macinazione fu costruita nel 1888 dalla Società Italiana Cementi di Bergamo (poi Italcementi) per il trattamento del clinker prodotto nelle fornaci di Regione Rollini di Ozzano M.to. Il materiale semilavorato veniva macinato in impianti azionati da una macchina a vapore. L’attigua ferrovia con binari che giungevano nell’opificio stesso, facilitava le spedizioni.

Nel bosco sul lato nord della strada detta del Porto Vecchio è possibile scorgere alcuni resti dell’antico castello, oltre alle rovine di molti edifi ci abitativi e rurali. Nella valletta del versante sud sono visibili le sagome degli edifici del compendio minerario della Palazzina con le strutture tipiche dell’industria estrattiva della marna per il cemento. Il primo edifi cio visibile a destra nel fondo valle è la testa del Pozzone nuovo detto “Prato Giardino”: attraverso questa imboccatura si poteva accedere alla serie di gallerie la cui profondità poteva raggiungere anche i duecento metri.

Altri edifici sono osservabili solo da lontano perché pericolanti: tra di essi la lampisteria, dove i minatori prelevavano le lampade prima di scendere in miniera, l’infermeria, la testa del pozzone vecchio detto “Torello” e dei piani inclinati, i silos e le tramogge di carico, la polveriera, l’imbocco della galleria del binario Torello-Borino.

La cementeria di Regione Fontanola a Ozzano M.to fu costruita dai Fratelli Sosso fra il 1886 e il 1887. Nel 1906 passò all’Unione Italiana Cementi e nel 1933 all’Unione Cementi Marchino. La produzione continuò fino al 31 Gennaio 1950, quando l’attività fu interrotta con il trasferimento degli operai allo stabilimento di Morano.

La Valle di Fontanola, nel bellissimo panorama collinare visibile da Sinaccio, rappresenta un “compendio storico” della zona di archeologia industriale ozzanese. Nel paesaggio ricco di suggestioni svettano le ciminiere degli Stabilimenti ex Milanese & Azzi, Marchino e il Pozzone della miniera Cavallera.

Il Pozzone Pelizza era parte del complesso della Miniera Laurenta, di ben 213 ettari e attraversata dall’omonima galleria di 2721 m. che raggiungeva la zona Ravaro di Ozzano M.to. Il Pozzone Ecola era parte della Miniera Biandrà-Ecola. Fu ricostruito nelle attuali forme nel 1926/27 dall’Unione Italiana Cementi.

La galleria Verro e il Pozzone Cavallera erano parte essenziale della omonima miniera. La galleria Verro, realizzata nel 1898 dai Fratelli Sosso, con il piano inclinato che vi si dipartiva, rappresentava la via di carreggio interna al giacimento. Il trasporto della marna avveniva con vagoncini Decauville, spinti a mano nelle gallerie di livello e sollevati con carrelli fino in superficie. Il Pozzone Cavallera, nato nel 1909, fu ricostruito nelle forme attuali nel 1926/27 dall’Unione Italiana Cementi di Riccardo Gualino: nell’edifi cio a torre alto 25,75 metri operavano due ascensori a gabbia per la risalita della marna da un pozzo con diametro di 4 metri e profondo 101. Rimase attivo fi no al 1936.

La cementeria ex Milanese & Azzi, ora di proprietà della Società Italcementi, nacque su precedenti insediamenti per la produzione della calce idraulica. I sei forni verticali da cemento sistema Dietsch ne sono la parte più eclatante. Nel 1924 tra le due batterie di forni venne inserita la stazione di arrivo della teleferica dalle miniere di Coniolo e Rolasco.

La zona fra Quarti e Ozzano rappresenta una delle aree geologicamente più importanti per la presenza di cospicui banchi di marna da cemento. Come descrive l’ing. Lovari, circa un secolo fa si contavano ben 23 banchi per una “potenza” (lo spessore) di tutta la stratificazione di ca.1000 metri.