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Bicentenario Nascita Don Bosco

Don Giovanni Balzola, chi era?

In vista della giornata a lui dedicata a Villamiroglio il prossimo 1 febbraio, Riccardo Bonando aiuta ad approfondirne la figura.

 DON GIOVANNI BALZOLA

a cura di

Riccardo Bonando

Don Giovanni Balzola, nasce a Villamiroglio (AL), il 1° febbraio del 1861 da Francesco e Maria Balzola.

Trascorsa la gioventù in paese, a 24 anni, cresce in lui il desiderio di diventare sacerdote. Nell'autunno del 1884 entra nel Collegio San Giovanni Evangelista di Torino abbracciando la Congregazione Salesiana. Il 20 ottobre 1887, fu ammesso al noviziato a Foglizzo vestendo l'abito religioso per mano di Don Bosco. Il 17 dicembre 1892 fu ordinato sacerdote. Colpito dai racconti e dalle esperienze dei primi missionari salesiani, decise, nella Pasqua del 1893, di partire alla volta dell'Uruguay come segretario di Mons. Luigi Lasagna. L'anno successivo fu nominato Direttore della prima missione salesiana in Mato Grosso (Brasile). Nel 1895, insieme ad alcuni collaboratori prese possesso della colonia "Teresa Cristina" sul Rio San Lorenzo. La colonia, amministrata precedentemente dai militari, rappresentava una porzione di territorio, in cui erano riuniti circa 300 indigeni della tribù dei Bororo. Con pazienza, perseveranza e una forte pietà cristiana, Don Balzola, riuscì nell'intento di educare gli indigeni e civilizzarli, diventando un loro punto di riferimento, rispettato e amato dalle tribù. Nel 1897, lasciata la Colonia ai suoi collaboratori, partì per una grande e avventurosa escursione nell'alto San Lorenzo. L'anno successivo, fece ritorno a Torino, con tre indigeni Bororo, per presenziare all'esposizione di arte sacra. L'avvenimento fece epoca, terminato prima della ripartenza, con l'incontro a Roma, di Papa Leone XIII.

Tornato in Brasile, Don Balzola, riprese la sua missione, in un continuo andirivieni fra le foreste e i fiumi del Mato Grosso. Nel 1900, dopo furiosi scontri tra le tribù indigene e i "bianchi", per il controllo dell'estrazione della gomma, Don Balzola fu scelto come ambasciatore di pace fra gli indigeni, al fine di fermare le continue mattanze fra le due fazioni avverse. Successivamente, nel dicembre del 1901, partì la nuova missione, fra mille pericoli e posti ancora inesplorati. Dopo due mesi di viaggio e senza alcun contatto con le popolazioni indigene, si scelse il luogo prestabilito per fondare una nuova colonia, la colonia "Sacro Cuore". Solamente il 7 agosto però ci fu il primo incontro con le tribù dei Bororo. Dopo alcuni anni all'interno della colonia, Don Balzola, ripartì per una nuova missione, alla volta di territori ancora inesplorati, arrivando il 9 agosto del 1907, a incontrare 52 capì tribù in rappresentanza di oltre duemila indigeni. Nel 1908, Don Balzola ripartì per una nuova missione, voluta dai suoi superiori per fermare i nuovi scontri fra le tribù indigene e i "bianchi". Nel 1910, nel mese di settembre, ricevette l'incarico di censire le tribù dei Bororo, percorrendo quasi duemila chilometri. Nel 1914, dopo vent'anni di missione nel Mato Grosso, su iniziativa della Santa Sede, Don Balzola, venne indicato per svolgere le prime esplorazioni sul territorio del Rio Negro, in Amazzonia, luoghi per i Salesiani ancora inesplorati. Nel febbraio del 1916, venne nominato Superiore della Missione della Prefettura Apostolica del Rio Negro. Non accettò tale incarico, in quanto, tale nomina non gli avrebbe più permesso di operare direttamente nelle missioni, ma avrebbe dovuto delegare ad altri le esplorazioni sul campo. Continuò, quindi la sua opera missionaria, perlustrando l'intera zona del Rio Negro, fondando la residenza di San Gabriel. Nel 1924, diede inizio alla missione di Taracuà.
Dopo più 30 anni di missioni, ed un fisico ormai minato dalla tante fatiche, su decisione dei superiori, gli fu concesso un periodo di riposo in Italia, il quale egli sfruttò, non per riposarsi, ma per partecipare alle innumerevoli conferenze (più di 300), sulla vita missionaria. Dopo alcuni mesi, decise di ritornare nel territorio del Rio Negro, riprendendo la sua attività missionaria senza sosta. Ma le troppe fatiche, i continui spostamenti e la cronica assenza di un riposo costante, lo portarono nel tempo a peggiorare le proprie condizioni di salute. Morì il 17 agosto del 1927 a Barcelos.